FAQ

INFORMAZIONI GENERALI

FondoSanità – Fondo Pensione Complementare a capitalizzazione per gli esercenti le professioni sanitarie – è un Fondo Pensione negoziale, costituito in forma di associazione riconosciuta, operante in regime di contribuzione definita. Ha lo scopo di fornire agli aderenti, senza alcun fine di lucro, restazioni complementari dei trattamenti di pensione obbligatoria. FondoSanità è aperto a tutti gli esercenti la professione medica e odontoiatrica iscritti all'ENPAM, agli infermieri iscritti all'ENPAPI, ai farmacisti iscritti all'ENPAF nonché agli infermieri professionali, agli assistenti sanitari e alle vigilatrici di infanzia iscritti alla Federazione Nazionale dei Collegi IPASVI, che esercitano legalmente la professione nel territorio della Repubblica Italiana. Destinatari del Fondo possono, altresì, essere le categorie di professionisti operanti nell'area sanitaria, con riferimento agli iscritti agli enti privati di previdenza di cui al Decreto Legislativo 30 giugno 1994 n° 509 e al Decreto Legislativo 10 febbraio 1996 n° 103, previa delibera da parte dei medesimi, nonché i professionisti operanti nell'area sanitaria sulla base di accordi promossi da loro sindacati o associazioni di rilievo almeno regionale. Possono, inoltre, aderire al Fondo i soggetti fiscalmente a carico degli iscritti al Fondo medesimo. Continuano a rimanere associati al Fondo i pensionati diretti, acquisendo la qualifica di aderenti pensionati. È un'associazione senza scopo di lucro, istituita per garantire, limitatamente alla potenziale platea degli aderenti, con il sistema a capitalizzazione, un trattamento previdenziale aggiuntivo a quello di primo pilastro. La gestione finanziaria è affidata a gestori professionali (Sim, SGR, assicurazioni e banche). In un Fondo a capitalizzazione, la contribuzione affluisce in "conti individuali". Al termine del periodo di accumulazione l'iscritto riceverà una prestazione la cui entità è in funzione dei versamenti effettuati e dei relativi rendimenti conseguiti dalla gestione. La posizione individuale è il valore corrispondente al complesso della contribuzione versata al Fondo (compresi, oltre ai contributi a carico del lavoratore, eventuali contributi del datore di lavoro e TFR) e dei rendimenti realizzati, al netto delle spese e dell'imposta sui rendimenti. Tale ammontare verrà indicato periodicamente tramite la prescritta comunicazione annuale. Un Fondo Pensione multicomparto si caratterizza per la presenza di un assetto gestionale articolato su più comparti all'interno dello stesso Fondo pensione. Ciascun comparto presenta un profilo rischio-rendimento differenziato; l'iscritto ha la possibilità di scegliere il comparto cui aderire in funzione del proprio profilo di rischio-rendimento, delle sue esigenze, dei suoi bisogni, dell'orizzonte temporale di permanenza nel Fondo. FondoSanità, peraltro, consente di ripartire la contribuzione per quota anche su più di un comparto. Le risorse di FondoSanità sono investite nei mercati finanziari italiani, europei e mondiali in diversi strumenti finanziari (azioni, obbligazioni..). Le attività finanziarie (azioni, obbligazioni) in cui è investito il capitale (portafoglio) sono decise dagli organi del Fondo. La gestione delle risorse di FondoSanità è attualmente affidata ai seguenti soggetti sulla base di apposite convenzioni di gestione: La gestione del Comparto di Investimento denominato Scudo, è stata affidata a Generali Investment Europe SpA SGR; La gestione del Comparto di Investimento denominato Progressione, è stata affidata a Pioneer Investment Management SGR S.p.A.; La gestione del Comparto di Investimento denominato Espansione, è stata affidata a Pictet e CIE Europe S.A- - Succursale Italiana; La gestione del comparto denominato Garantito è stata affidata a Generali Italia SpA. Le risorse sono detenute fisicamente dalla Banca Depositaria – BNP Paribas Securities Services che controlla anche l'operato dei gestori. L' Asset Allocation è l'attività che consiste nellindividuare le diverse attività finanziarie (azioni, obbligazioni) nelle quali investire il patrimonio del Fondo, al fine di allocare in maniera ottimale le risorse. Il Benchmark è il parametro di riferimento che viene utilizzato per valutare la gestione finanziaria della forma pensionistica complementare. Esso rappresenta infatti l'andamento dei mercati finanziari in cui opera il gestore del Fondo Pensione.

ADESIONE

No. L'adesione alle forme pensionistiche complementari, ai sensi dell'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo n. 252/05, è libera e volontaria; di conseguenza i potenziali destinatari possono liberamente decidere di non aderire. Il principio della libertà di adesione opera anche nel caso del conferimento tacito del TFR: in questo caso il silenzio del lavoratore dipendente, si considera come una implicita manifestazione di volontà di adesione alla forma pensionistica complementare collettiva di riferimento. Sul sito del Fondo trovi, nel link Modulistica gli stampati utili per l'adesione. Devi compilare il modulo di adesione ed inviarlo al Fondo in originale unitamente alla copia del bonifico di euro 26,00 della quota associativa una tantum ed al modulo dei beneficiari. Innanzitutto devi iscriverti, poi, nel modulo di adesione trovi un riquadro che devi compilare inserendo i dati del Fondo al quale sei iscritto, al quale, necessariamente, devi inoltrare richiesta di trasferimento. Sarà FondoSanità poi, a fornire al Fondo cedente i riferimenti necessari al trasferimento della tua posizione contributiva. No. L'adesione ad una forma pensionistica complementare comporta, tendenzialmente, la permanenza all'interno del sistema fino al momento del pensionamento ovvero fino al verificarsi di un evento (inoccupazione, invalidità, mobilità, cassa integrazioni guadagni) che consente (alle condizioni e nei limiti stabiliti dalla legge) il riscatto della posizione prima della quiescenza. Ciò significa che se è possibile, dopo almeno due anni di permanenza all'interno di FondoSanità, cambiare il mezzo (cioè la forma pensionistica complementare alla quale si aderisce) utilizzato per la realizzazione del fine (la costruzione della pensione complementare) non è possibile rinunciare al fine medesimo. E' possibile riscattare, in caso di perdita dei requisiti di partecipazione. Le condizioni per poter riscattare la posizione individuale sono indicate nella Parte III dello Statuto. Alcune forme di riscatto sono sottoposte a un trattamento fiscale di minor favore rispetto a quello proprio delle prestazioni pensionistiche complementari. Verifica la disciplina nell'apposito Documento sul regime fiscale. La cessione in garanzia del TFR non preclude la possibilità di conferire il TFR alle forme pensionistiche complementari in forma esplicita o tacita. Tuttavia, nell'effettuare le proprie scelte, il lavoratore dovrà valutare le possibili implicazioni derivanti dall'applicazione delle specifiche clausole del contratto di finanziamento, con particolare riguardo alla fattispecie dell'inadempimento contrattuale.

CONTRIBUZIONE

• Per i lavoratori dipendenti il finanziamento si compone di tre elementi: contributi a carico del lavoratore, contributi del datore di lavoro e Tfr maturando (cioè quello che matura dopo la data di adesione alla forma pensionistica complementare). Tuttavia è possibile aderire destinando al finanziamento della forma pensionistica complementare il solo TFR. • Per i lavoratori autonomi ed i liberi professionisti il finanziamento è attuato mediante una contribuzione a carico dei medesimi e nel caso dei cd. parasubordinati, anche con una quota a carico dei committenti. • Nel caso di soggetti diversi dai titolari di reddito di lavoro o d'impresa e di soggetti fiscalmente a carico di altri, il finanziamento delle citate forme è attuato dagli stessi o dai soggetti nei confronti dei quali questi sono a carico. Per i lavoratori dipendenti il contributo alle forme pensionistiche complementari è stabilito in cifra fissa oppure in percentuale della retribuzione utile ai fini del calcolo del TFR oppure con riferimento ad elementi particolari della retribuzione. Il lavoratore ha comunque la facoltà di contribuire in misura maggiore o di non versare contribuzione a suo carico. In tale ultimo caso, però, perderà il diritto a ricevere la contribuzione a carico del datore di lavoro eventualmente prevista dagli accordi. Per i lavoratori autonomi l'importo della contribuzione annua è espressa in misura percentuale del proprio reddito imponibile ai fini delle imposte sui redditi relativo al periodo di imposta precedente con un minimo dell'1%. E' facoltà per tutti i lavoratori di determinare liberamente l'entità della contribuzione a proprio carico; relativamente ai lavoratori dipendenti che aderiscono a FondoSanità la fonte istitutiva del Fondo Pensione può individuare l'ammontare del contributo minimo a carico del lavoratore dipendente e del datore di lavoro; ovviamente il lavoratore può decidere di versare di più rispetto al minimo previsto dagli accordi collettivi. La contribuzione può proseguire volontariamente anche dopo il raggiungimento dell'età pensionabile prevista dal regime previdenziale obbligatorio a cui il soggetto è iscritto a condizione che, al momento del pensionamento lo stesso abbia effettuato versamenti, ad una forma pensionistica complementare, per almeno un anno. In questo caso il soggetto può liberamente scegliere il momento in cui fruire delle prestazioni pensionistiche complementari. Lo Statuto di FondoSanità, all'art. 6, comma 2, disciplina le modalità in base alle quali l'aderente può suddividere i flussi contributivi anche su diverse linee di investimento all'interno della forma pensionistica medesima, nonché le modalità attraverso le quali può trasferire l'intera posizione individuale ad una o più linee. I lavoratori di prima occupazione successiva al 28.04.93, data di entrata in vigore del D. Lgs. 124/93, sono coloro che anteriormente a questa data non abbiano versato alcun contributo a enti di previdenza obbligatoria. Questo dato rileva in ordine agli obblighi contributivi e, in particolare, consente di determinare la percentuale di Tfr che si può destinare al finanziamento della previdenza complementare. I lavoratori di prima occupazione precedente al 28.04.93, data di entrata in vigore del D. Lgs. 124/93, sono coloro che anteriormente a questa data abbiano versato contributi a enti di previdenza obbligatoria. Questo dato rileva in ordine agli obblighi contributivi e, in particolare, consente di determinare la percentuale di Tfr che si può destinare al finanziamento della previdenza complementare. No. I pensionati nel sistema di previdenza obbligatoria possono solo mantenere l'iscrizione al Fondo a condizione che al momento del pensionamento abbiano maturato un anno di contribuzione a favore delle forme di previdenza complementare. No, salvo che non si eserciti il diritto di riscatto. Sì in un qualsiasi momento successivo. Il TFR già accantonato in azienda non viene assolutamente toccato e continua ad essere gestito dal datore di lavoro secondo le attuali regole (cfr. 2120 cod. civ.). La scelta riguarda solo il TFR maturando, cioè il TFR che matura a partire dal 1° gennaio 2007. Per i lavoratori di prima occupazione successiva al 28.04.93 si prevede l'integrale destinazione del TFR al Fondo Pensione. Negli altri casi (lavoratori di prima occupazione precedente al 28.04.93 e non ancora iscritti a previdenza complementare), le quote di TFR da destinare al Fondo sono determinate dal lavoratore il quale può decidere se versare tutto il suo TFR, o la quota minima definita dalla contrattazione collettiva o, almeno il 50%, nel caso in cui quest'ultima non preveda il versamento del TFR. No. No. Per avere diritto al contributo del datore di lavoro il lavoratore deve versare il proprio contributo alla forma pensionistica complementare prevista dal proprio contratto collettivo.

PRESTAZIONE

No. L'aderente, al momento della maturazione dei requisiti necessari per fruire della pensione pubblica, deve decidere (e comunicare a FondoSanità) se percepire la prestazione unicamente sotto forma di pensione complementare (rendita) o se percepirla in parte sotto forma di rendita (nella misura minima del 50% del montante finale accumulato) ed in parte sotto forma di capitale (nella misura massima del 50% del montante finale accumulato). L'aderente può chiedere che la prestazione gli venga erogata unicamente sotto forma di capitale qualora, convertendo in rendita non meno del 70% del montante finale accumulato, la rendita medesima risulti inferiore al 50% dell'assegno sociale. Ai fini del calcolo in questione deve assumersi a riferimento la rendita vitalizia immediata e senza reversibilità: si deve tener conto, cioè, solo della speranza di vita dell'aderente (beneficiario diretto).La Covip ha chiarito, negli orientamenti in materia di prestazioni del 30 maggio 2007, che il montante finale accumulato è quello effettivamente esistente presso la forma pensionistica e non già l'importo virtuale della posizione al lordo di eventuali anticipazioni già fruite e non reintegrate. Esistono due casi in cui è possibile chiedere di anticipare il momento dell'accesso alle prestazioni della forma pensionistica complementare rispetto al momento in cui maturano i requisiti di accesso alla pensione pubblica. La prima situazione rilevante è quella del soggetto che, a seguito della cessazione dell'attività lavorativa, resti inoccupato per un periodo di tempo superiore a 48 mesi. La seconda situazione rilevante è quella del soggetto colpito da invalidità permanente che comporti la riduzione della capacità lavorativa a meno di un terzo. In entrambi i casi sopra richiamati, il soggetto in questione può chiedere alla forma pensionistica complementare di accedere alle prestazioni con un anticipo di cinque anni rispetto ai requisiti per l'accesso alle prestazioni nel regime obbligatorio di appartenenza. Sono liberamente cedibili, sequestrabili e pignorabili soltanto le somme oggetto di riscatto totale e parziale e le somme oggetto di anticipazione diverse da quelle richieste per spese sanitarie. Diversamente, le prestazioni pensionistiche complementari in rendita e in capitale e le anticipazioni per spese sanitarie sono soggette agli stessi limiti di cedibilità, sequestrabilità e pignorabilità in vigore per le pensioni pubbliche. La posizione di previdenza complementare (in fase di accumulo) è intangibile. Sì. In qualsiasi momento (vale a dire a prescindere dall'anzianità di partecipazione maturata nella forma pensionistica complementare) l'aderente può chiedere una anticipazione per un importo non superiore al 75% del montante accumulato fino al momento della richiesta, per far fronte a spese sanitarie a seguito di gravissime situazioni relative a se stesso, al coniuge e ai figli per terapie ed interventi straordinari riconosciuti dalle competenti strutture pubbliche. Sì. Decorsi almeno otto anni di iscrizione alle forme pensionistiche complementari, l'aderente può chiedere una anticipazione per un importo non superiore al 75 % del montante accumulato fino al momento della richiesta, per far fronte all'acquisto ovvero alla ristrutturazione della prima casa per se stesso o per i figli. Nel computo dell'anzianità di iscrizione sono considerati utili tutti i periodi di partecipazione alle forme pensionistiche complementari maturati dall'aderente, per i quali lo stesso non abbia esercitato il riscatto totale della posizione. Sì. Decorsi almeno otto anni di iscrizione alle forme pensionistiche complementari, l'aderente può chiedere una anticipazione per un importo non superiore al 30 % del montante accumulato fino al momento della richiesta per ulteriori esigenze non meglio specificate dalla normativa. Nel computo dell'anzianità di iscrizione sono considerati utili tutti i periodi di partecipazione alle forme pensionistiche complementari maturati dall'aderente, per i quali lo stesso non abbia esercitato il riscatto totale della posizione. La Covip ha chiarito, negli orientamenti in materia di prestazioni del 30 maggio 2007, che i massimali di cui all'art.11,comma 7, devono essere calcolati sul montante effettivamente in essere presso la forma pensionistica complementare al momento della richiesta (ovvero al momento dell'erogazione dell'anticipazione). In caso di reiterata richiesta di anticipazioni, i massimali devono essere calcolati avendo a riferimento la posizione complessiva dell'iscritto incrementata di tutte le anticipazioni percepite e non reintegrate. Deve inoltre tenersi presente che nell'ipotesi di cui all'art.11, comma 7, lett. c (anticipazione per ulteriori esigenze), al fine di evitare che attraverso la reiterata richiesta per tale causale si eludano i vincoli percentuali previsti dalla normativa, deve verificarsi che l'insieme delle anticipazioni richieste non superi, nel totale, il 30% della posizione complessiva dell'iscritto incrementata di tutte le anticipazioni percepite e non reintegrate. L'importo nuovamente erogabile per la predetta causale non potrà essere superiore al 30% della posizione complessiva dell'iscritto incrementata di tutte le anticipazioni percepite e non reintegrate e decurtata delle somme già corrisposte in precedenza per il medesimo titolo. Qualora, prima della maturazione del diritto all'erogazione del trattamento pensionistico complementare, l'aderente perda i requisiti di partecipazione alla forma pensionistica complementare (ad esempio per cambio di lavoro con conseguente applicazione di un diverso contratto collettivo o per passaggio a qualifica dirigenziale) può: L'intera posizione individuale maturata all'interno della forma pensionistica complementare è riscattata dagli eredi ovvero dai diversi beneficiari indicati dall'aderente. Gli eredi o i beneficiari possono essere sia persone fisiche che persone giuridiche. In mancanza di tali soggetti la posizione resta acquisita al Fondo La facoltà di trasferimento della posizione individuale dell'iscritto stesso presso un altro strumento previdenziale può avvenire non prima di due anni di permanenza in una forma di previdenza complementare. Al momento del pensionamento sono previsti due tipi di prestazione: la rendita pensionistica e la prestazione in capitale. La prestazione pensionistica complementare può essere liquidata in forma di capitale, sempre, fino al 50% del montante accumulato presso il Fondo; eccezionalmente, per l'intero importo, se la rendita derivante dalla conversione del 70% della posizione accumulata risulti di ammontare inferiore al 50% dell'assegno sociale. Coloro che erano iscritti a una forma pensionistica complementare antecedentemente al 29 aprile 1993 possono richiedere la prestazione integralmente in forma di capitale, subendo però una penalizzazione fiscale (si applicheranno le vecchie regole fiscali su tutta la prestazione e non soltanto sulla parte corrispondente al montante accumulato sino al 31.12.2006). Sì. Ovviamente l'entità della rendita si ridurrà in proporzione al numero e soprattutto all'età dei reversionari che verranno effettivamente designati.

REGIME FISCALE

Le prestazioni erogate dalle forme pensionistiche complementari, sia sotto forma di capitale sia sotto forma di rendita, sono assoggettate ad una ritenuta di imposta (a titolo definitivo) con aliquota del 15%. Tale aliquota si riduce di una quota pari a 0,30% per ogni anno di partecipazione alle forme pensionistiche complementari eccedente il quindicesimo. La riduzione massima è comunque del 6% per cui, dopo il 36° anno di partecipazione alle forme pensionistiche complementari, si applica l'aliquota di imposizione del 9%. L'aliquota del 15% (eventualmente ridotta in ragione dell'anzianità di partecipazione superiore a 15 anni) non si applica su tutta la prestazione erogata ma solo sulla parte imponibile di essa. I versamenti alle forme pensionistiche complementari sono deducibili dal reddito complessivo del soggetto che li effettua entro il limite massimo di 5164,57 euro. Ciò significa che il soggetto in questione ha diritto ad uno sgravio fiscale che si calcola moltiplicando l'aliquota di imposizione fiscale più elevata applicabile al suo reddito complessivo per il contributo versato alla forma pensionistica complementare I contributi versati dal datore di lavoro (sia volontariamente che in adempimento di contratti o accordi collettivi anche aziendali) a forme pensionistiche complementari di cui siano destinatari i propri dipendenti sono integralmente deducibili dal reddito di impresa. Dal punto di vista del lavoratore i contributi versati dal datore di lavoro (sia volontariamente che in adempimento di contratti o accordi collettivi anche aziendali) sono deducibili dal reddito complessivo del lavoratore medesimo. In altre parole, i contributi del datore di lavoro unitamente ai contributi versati dal lavoratore sono deducibili dal reddito complessivo del lavoratore medesimo entro il limite massimo di 5164,57 euro. Il soggetto che effettua un versamento per il finanziamento di forme pensionistiche complementari di cui siano destinatari i propri familiari a carico può dedurre il versamento in oggetto dal proprio reddito complessivo entro il limite massimo di 5164,57 euro. In altre parole il soggetto in questione, avendo a disposizione un tetto massimo di deducibilità fiscale pari a 5164,57 euro, può decidere di utilizzarlo per finanziare o la propria previdenza complementare o la previdenza complementare dei propri familiari a carico o entrambe. L'anticipazione richiesta per far fronte a spese sanitarie è assoggettata ad una ritenuta a titolo di imposta (a titolo definitivo) con aliquota del 15%. Tale aliquota si riduce di una quota pari a 0,30% per ogni anno di partecipazione alle forme pensionistiche complementari eccedente il quindicesimo. La riduzione massima è comunque del 6%, per cui dopo il 36° anno di partecipazione alle forme pensionistiche complementari si applica l'aliquota di imposizione del 9%. L'aliquota del 15% (eventualmente ridotta in ragione dell'anzianità di partecipazione superiore a 15 anni) si applica non su tutta la somma erogata, ma solo sulla parte imponibile di essa, vale a dire sull'importo erogato al netto dei contributi eventualmente non dedotti e degli interessi maturati durante la fase di accumulazione. L'anticipazione richiesta per far fronte all'acquisto o alla ristrutturazione della prima casa è assoggettata ad una ritenuta di imposta (a titolo definitivo) con aliquota del 23%. L'aliquota del 23% si applica non su tutta la somma erogata, ma solo sulla parte imponibile di essa, vale a dire sull'importo erogato al netto dei contributi eventualmente non dedotti e degli interessi maturati durante la fase di accumulazione. L'anticipazione richiesta per far fronte all'acquisto o alla ristrutturazione della prima casa è assoggettata ad una ritenuta di imposta (a titolo definitivo) con aliquota del 23%. L'aliquota del 23% si applica non su tutta la somma erogata, ma solo sulla parte imponibile di essa, vale a dire sull'importo erogato al netto dei contributi eventualmente non dedotti e degli interessi maturati durante la fase di accumulazione. Il riscatto per morte dell'aderente prima della maturazione del diritto alla prestazione pensionistica è assoggettato ad una ritenuta di imposta (a titolo definitivo) con aliquota del 15%. Tale aliquota si riduce di una quota pari a 0,30% per ogni anno di partecipazione alle forme pensionistiche complementari eccedente il quindicesimo. La riduzione massima è comunque del 6% per cui dopo il 36° anno di partecipazione alle forme pensionistiche complementari si applica l'aliquota di imposizione del 9%. L'aliquota del 15% (eventualmente ridotta in ragione dell'anzianità di partecipazione superiore a 15 anni) si applica non su tutta la somma erogata, ma solo sulla parte imponibile di essa, vale a dire sull'importo erogato al netto dei contributi eventualmente non dedotti e degli interessi maturati durante la fase di accumulazione. Il riscatto erogato prima del pensionamento per effetto della perdita dei requisiti di partecipazione alla forma pensionistica complementare è assoggettato ad una ritenuta di imposta (a titolo definitivo) con aliquota del 23%. L'aliquota del 23% si applica non su tutta la somma erogata, ma solo sulla parte imponibile di essa vale a dire sull'importo erogato al netto dei contributi eventualmente non dedotti e degli interessi maturati durante la fase di accumulazione. Il trasferimento della posizione previdenziale ad altra forma pensionistica è un'operazione non soggetta ad alcuna imposizione fiscale. Sulla parte imponibile delle prestazioni pensionistiche complementari erogate sia in forma di capitale che in forma di rendita si applica una ritenuta di imposta (a titolo definitivo) con aliquota del 15%. Tale aliquota si riduce di una quota pari a 0,30% per ogni anno di partecipazione alle forme pensionistiche complementari eccedente il quindicesimo. La riduzione massima è comunque del 6%, per cui dopo il 36° anno di partecipazione alle forme pensionistiche complementari, si applica l'aliquota di imposizione del 9%. Il nuovo e più favorevole regime di tassazione delle prestazioni (con aliquote del 23 o dal 15 al 9 per cento) ha effetto anche sui montanti accumulati prima del 31 dicembre 2006? No. La legge finanziaria 2007 ha chiarito che le nuove norme fiscali si applicano solo sulla parte di prestazione corrispondente alle somme versate dopo il 1 gennaio 2007. Sulla parte di prestazione corrispondente al montante maturato fino al 31 dicembre 2006 continueranno ad applicarsi le previgenti norme fiscali. I rendimenti sono soggetti a una ritenuta di imposta (a titolo definitivo) con aliquota del 20%. In caso di rendita rivalutabile, il rendimento finanziario verrà tassato con una aliquota del 12,5%. Qualora la contribuzione versata in corso d'anno a FondoSanità sia superiore ai limiti di deducibilità fiscale previsti per legge, gli associati devono comunicare la quota eccedente che, in quanto non dedotta, sarà esente da tassazione al momento della liquidazione della posizione. La comunicazione al Fondo dell'ammontare della contribuzione non dedotta deve essere inoltrata entro il 31 dicembre dell'anno successivo a quello in cui è stato effettuato il versamento dei contributi. Nella sezione "Modulistica" del Sito è disponibile il modulo per effettuare tale dichiarazione oppure puoi scaricarlo direttamente da qui che il limite di deducibilità fiscale previsto dalla normativa vigente è pari a 5.164,57 euro.